giovedì 5 maggio 2011

TAGLI ALLA SCUOLA

Da Salvatore Emanuele Federico

Tagli alla scuola una scelta tutta politica


In questi giorni la Camera inizia a votare il Documento di Economia e Finanza
2011. Tra le voci che prevedono un taglio drastico dei fondi c’è la scuola
pubblica, l’università e la ricerca.
Si parla di 4 miliardi e 561 milioni di euro che ogni anno, dal 2012 al 2014,
verranno decurtati. Tenendo presente che già nel biennio 2009-2011 ci sono
stati tagli pari a 8 miliardi e 13 milioni di euro, si ha il quadro generale di
un settore, quello della scuola e ricerca, che si trova ad arrancare per
fornire anche i servizi di minima necessità.
Se guardiamo le politiche attuate dagli altri Paesi occidentali, il paragone è
imbarazzante: la crisi ha toccato più o meno tutti, così come tutti si trovano
ad affrontare situazioni di deficit più o meno gravi, ma nessuno ha pensato di
andare a tagliare su scuola, università e ricerca, in quanto consapevoli che si
tratta del futuro stesso del Paese di riferimento, non di un settore quasi
superfluo come invece accade in Italia.
La cosa stupefacente è che il tutto sta passando senza clamore, nessuno si
pone in condizione di denunciare che i precari che già da settembre 2009 sono
rimasti a casa sono tantissimi. E’ come se avesse chiuso una multinazionale,
nel silenzio più profondo. Tagliare la cultura è solo vantaggio di chi governa,
far credere che la vita sia riconducibile a trasmissioni televisive, a
superficialità ed apparenza, permette di evitare che i governati si pongano
domande sul perché non c’è più diritto al futuro.
Evitare che i bambini sappiano come è nata l’Unità d’Italia favorisce chi
punta alla sua divisione. Evitare che i bambini sappiano che siamo stati per
decenni un popolo di migranti, permette di accendere razzismo contro gli
attuali immigrati. Evitare che la Costituzione sia un testo da leggere e
studiare, permette di facilitare le sue modifiche. Evitare che i giovani, che
magari un domani saranno lavoratori, sappiano che quaranta anni fa un certo
Brodolini ha disciplinato il mondo del lavoro con uno Statuto, permette di
scongiurare richieste di diritti. Evitare che le donne sappiano che l’articolo
37 della Costituzione disciplina la parità di condizione tra i due generi nel
mondo del lavoro, consente che le stesse vedano come cosa normale essere pagate
di meno rispetto agli uomini e sentirsi in colpa per la maternità.
Ecco, forse i tagli servono a questo, solo a questo. Professori più poveri,
meno numerosi e meno alunni; questo è il futuro che ci viene proposto per i
prossimi anni.

art. di claudia Bastianelli su l'Avanti n° 18 dell'8 maggio 2011

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